martedì 14 dicembre 2010

I'M GO(O)D

La luce era scarsa. Pitturava poca roba: paglierino per l'attaccapanni e arancio brustolito per le pentolacce in lamiera. Il resto era buio: colore carbone e  sapore chivalà. Sarebbe stato così per un paio d'ore, ancora. Poi, luce piena. Difficile spiegare quanto, per un apolide con il passaporto come me, quel momento fosse perfetto. Per chi si sente ai margini del mondo, l'alba è un poco come Pepperland: una terra felice sotto strati d'oceano.

Era in quei momenti che pensavo ad Allison:  Non serve essere comunisti, se si crede in Dio. Lei lo diceva sempre. Si spalmava un poco di pomata per l'artrosi sulle dita, prendeva a sdrucciolare il rosario e diceva questa frase. A forza di sentirgliela ripetere, mi sembrava d'avercela agganciata all'epiglottide. L'avrei sputata fuori anch'io, un giorno o l'altro. Come un torsolo d'oliva: con la mano davanti per non farmi vedere. Era mia e non mia, allo stesso tempo. Sembrava il ritornello di una canzonetta dei Beatles: quelle sono una specie di patrimonio nazionale. Di tutti e di nessuno. Una Yellow Submarine coi putti a far la ola, ecco cos'era. E io me la suonavo in testa, salutando i Biechi Neri dall'oblò. We all live in a yellow submarine. Yellow submarine, yellow submarine. And our friend are all on board. Yellow submarine, yellow submarine.

Era in quei momenti che pensavo a Sam: Non serve essere rivoluzionari, se si crede in Dio. Lui lo diceva sempre. Si spalmava un poco di pomata per l'artrosi sulle dita, prendeva a sdrucciolare il rosario e diceva questa frase. A forza di sentirgliela ripetere, me la sentivo agganciata all'epiglottide. L'avrei sputata fuori anch'io, un giorno o l'altro. Come un torsolo d'oliva: con la mano davanti per non farmi vedere. Era mia e non mia, allo stesso tempo. Sembrava il ritornello di una canzonetta dei Beatles: quelle sono una specie di patrimonio nazionale. Di tutti e di nessuno. Una Revolution 9 coi putti a far la ola, ecco cos'era. E io me la suonavo in testa, salutando Yoko Ono dal balcone. You say you want a revolution. Well you know, we all want to change the world. You say me that it's evolution. Well you know, we all want to change the world.

Non serve essere comunisti, se si crede in Dio. Non serve essere rivoluzionari, se si crede in Dio. Non serve essere, se si crede in Dio. Se ci affidassimo meno  alla provvidenza divina, non ci sarebbe bisogno d'affidarsi alla provvidenza divina.

La luce era scarsa. Pitturava poca roba: paglierino per l'attaccapanni e arancio brustolito per le pentolacce in lamiera. Il resto era buio: colore carbone e  sapore chivalà. Sarebbe stato così per un paio d'ore, ancora. Poi, luce piena. E luce fu.

Era domenica."Secondo le scritture, Dio si riposò il settimo giorno". Sarei stato comunista e rivoluzionario, allora. Di domenica, sarei stato D-io.

lunedì 6 dicembre 2010

SOL(O) LEVANTE

Lo raccontavo a Itsuko: periodo strano, questo. Mi pare d'essermi fumato il cervello, succhiato assieme all'ultimo pacchetto di Hongtashan. Ho la testa d'una trottola in calore. Fisso le travi del parquet con le mandorle che mi ha dato il vecchio. Plin, plin, plin. Mi ubriaco da ieri. Se mi spio le interiora dal buco della serratura, ci trovo una guardiana osè a fare le fusa. Mettetemi in mano alla milizia: ho bisogno di castrarmi un poco. Dieci litri d'alcool di riso e il sapore della sua lingua mi sta ancora tra i denti. Non andrà più via, lo so. Se chiudo gli occhi, la vedo girare tra i tavoli del Malong Meishi: l'occidente fa bene alle donne cinesi. Se sono di altri. Liberate da un poco d'ubbidienza paiono meno bambole di porcellana con cui non t'accendi a giocare. Più simili a concubine di nessuno, pronte a dire la loro. E' stuzzicante incontrarne una così, di tanto in tanto: un piacevole strappo alle regole, il gingillo di una notte. Dopo di che, torni alla tradizione: donne quiete e curve. Per chi ama il proprio passato, il cambiamento è un poco come una prostituta: eccitante, ma immorale.


Il poeta cinese Fouchwan descrive così la condizione della donna cinese:

Che disgrazia il destino della donna, niente al mondo è meno vile d'ella. I figli sono in piedi addossati alle porte, come degli dei caduti dal cielo. I loro cuori lanciano una sfida ai quattro mari, ai venti, alle terre e alle migliaia di chilometri. Ma la figlia, nessuno si rallegra della sua nascita. La famiglia non realizza nessun guadagno con essa, quando cresce, si nasconde nella sua camera, nessuno la piange se sparisce dalla sua casa. Si morde le labbra, si curva e s'inchina e spesso manca di fierezza.